Io

Cerco la lettera mancante. Un IO capace di ruotare su sé stesso e, intanto, spingersi incessantemente verso l’alto

Io

Sono stata fuori.
Non lo sapete. Mi vedete lì su quel diavolo di sgabello, legata e attratta da forze apparentemente irresistibili. I quaderni aperti: due, tre. Il grande raccoglitore nero dove decine di foglietti si perdono come in un mare destinato a tempi inarrivabili. Appunti di mattine, le volte che la vita mi viene incontro e ha le mani piene. Quelle che le vado addosso io, le scucio qualche verità.

Girate attorno al tavolo nel cuore della cucina. Aspettate l’ora del pasto, inseguite lancette incerte rivendicando uno stomaco da riempire. Poi papà mette su qualcosa.
Sono stata fuori.
Il luogo più lontano di tutti. Quello che voi abitate con il sorriso, quello dove vive Babbo Natale, dove i pupazzi dormono su letti di lego. Le bambole piangono e la pasta è fatta di perline.
Ma anche quello in cui vi rigirate come in un labirinto di siepi a cielo aperto, che il cielo poi nemmeno si vede più. Spaventati, chiusi in un torto, un rifiuto.
Ecco, il mio somiglia più a questo. Perdonatemi.
Vi avevo lì, trottole impazienti, il ballo intorno al bancone. E non vi vedevo. Vi vedevo e non vi toccavo. Non so nemmeno io dove sono stata. Da dove voglio, follemente voglio ritornare. Ma voglio tornare.

Forse potete pensare all’acqua che sparisce nel lavandino. Va giù in un mulinello rapido. Che sembra una magia. Devo essere finita da qualche parte così. Armeggio con la chiave inglese, smonto i tubi. Traffico.
Dopo un po’ non so nemmeno più cosa vado cercando. L’ingorgo. È solo acqua e sembra sabbia.
Cerco la lettera mancante. Un IO capace di ruotare su sé stesso e, intanto, spingersi incessantemente verso l’alto. Il girotondo dei vostri umori, la certezza di me. IO: la retta infinita e il cerchio degli affetti.

[11 dicembre 2016]