Chi ha le idee su chi sei non è chi sei

Aggiornamento: 25 nov 2021

Quando è tempo di lasciare chi ti guidava


Ho finito con una coach. Era venuto il tempo. L'ho ringraziata, ho pianto vicino alla porta, in una manciata di secondi l'inconscio ripesca un personaggio che non mi corrisponde più: quella Maddalena, quella debole, insicura, bisognosa, che ben si accasava nelle parole solide e ferme di questa guida, nei suoi punti saldi. Ma so che è uno scherzo prospettico del momento. Piango per affetto, piango perché è finita, la sua solidità imbriglia la dissoluzione dell'io che so intimamente giusta. Inderogabilmente esatta, per quanto mi spaventi. Piango e vengo via e mentre il mondo sciacqua la primavera in quel piccolo canale sotto al ponte, so che è un dolore giusto. Nel profondo non ho alcun dubbio.

Ho, mio malgrado, imparato la chiarezza esclamativa del Sé.

Qualche giorno più tardi decido di scriverle.


Sono di nuovo qui. Per dirti che sono ferita e che, ingenuamente, non hai saputo vedere.

Concetti come "la notte buia dell'anima", le fasi del Risveglio Spirituale, la morte dell'ego, la Kundalini, l'auto-inquisizione (Chi sono io?) non possono essere ignorati o non noti per chi lavora in campo spirituale. La vera morte dell'ego è inevitabile e non consiste in un semplice lasciar andare o modificare qualcosa di noi, ma nella scoperta (allarmante per la mente) che non esiste alcun "noi" se non come costrutto meramente mentale. Ma dacché l'ego è preposto alla sopravvivenza, la sua stessa disillusione dall'esistere come entità reale è un lutto, un panico, una caduta necessariamente forte. Che nulla ha a che vedere con la mancanza di basi o con qualche debolezza o incompletezza del soggetto. Nulla.


Hai osservato "ma Tolle è un luminare" quando ho nominato i suoi insegnamenti quasi a sottintendere una mia presunzione o eccessiva ambizione. Mi hai detto "le ultime volte sei venuta ma non ascolti, stavi con un piede verso la porta", dunque tu sai e io no. Hai ascoltato i miei discorsi con scetticismo o sconcerto, dicevi che uso termini strani e mostravi disapprovazione solo perché diversi dai tuoi termini e vissuti, e insistevi: "Maddalena, io ti indico il cielo ma tu guardi la mano". La dissoluzione dell'io, il vuoto, la disconnessione nel Risveglio Spirituale sono noti, non hai considerato che, forse, non ho nulla di ambizioso o strano o singolare. Ti sei limitata ad accettare la mia diversità senza nemmeno porti il quesito. Hai insistito per farmi stare nella persona (ego) e che vada vista, integrata, quando di fatto per me non è più possibile identificarmi in ciò che indichi né in chi integra qualcosa. Ma questa non è una mancanza: è la liberazione stessa del Risveglio.


Adyashanti illustra come nell'evoluzione spirituale si passi da un'identità meno vera e molto solida, definita e confinata, ad una più vera e meno solida, indefinita e senza confini. Trovo i suoi insegnamenti a posteriori rispetto alla mia esperienza che dunque è fresca e non di pura suggestione o dottrinale. Mooji ripete: "Resta vuota". Restare vuota è quasi il contrario di insistere a lavorare su qualcosa di sé: ogni volta che lavori su di "te" - almeno a un certo stadio dell'evoluzione - stai ancora cercando di compattare il senso di te, che è pura invenzione. Sei già libero. Chi vuole guardare cosa vada integrato o lasciato è chi va lasciato.

Ogni "te" che frapponi tra te e l'esistenza non aggiungerà niente se non l'illusione di un senso di te, che però è proprio ciò che ti separa dalla percezione nuda, intensa e diretta del vivere.

Non capire che il passaggio che stavo vivendo era proprio la liberazione stessa e insistere che mi manca la base, è stato un ingenuo errore.

Si smette di credere di essere la sommatoria di quelle parti di noi che tanto ci piaceva integrare e guarire. Quello era ancora un tentativo di essere loro, ma anche lì, forse per paura, hai insinuato che io cerco il vuoto perfino nel corpo. La verità è che sei un meraviglioso “niente” di puro Essere e il completamento che puoi sperimentare unendoti al Tutto, a Dio, è ancora filtrato dall’illusione ossessiva di essere un qualcuno che include le parti e che si unisce a qualcosa.

Tu sei ciò cui stai cercando di unirti, non chi sta cercando unione.

Finché c’è un cuore cui fai appello, sei nell’illusione. Ricordo quella volta che dicesti che abbiamo una tavolozza, siamo abituati a usare solo la testa ma esistono le emozioni (che invece è sempre testa), il corpo, il cuore, etc. Ricordo di essere rimasta sconcertata: chi terrebbe questa tavolozza se non l’illusione stessa da cui ci stiamo risvegliando? Chi sceglie cosa usare? La tua priorità è essere libera o sapere che ti conosci, avere le idee chiare su chi sei?

Chi ha le idee su chi sei non è chi sei.

Si arriva a un punto in cui si intuisce profondamente che cercare, evolvere, integrare, erano solo altre dipendenze, altri modi per non rinunciare a essere qualcosa. Senza dover lavorare su di te, senza dover includere o escludere o accettare o osservare, migliorare... Senza tutta questa roba, chi sei? Il 99% del tuo corpo è vuoto quantico. Come tutto. Chi credi di essere, allora?

Vuoi sapere chi sei, o vuoi definirti? Perché, guarda caso, la prima esclude la seconda.

E quando ti arrenderai a questo sarai deluso. E poi, delusione dopo delusione: follemente libero.


L’identità è illusione di radicamento. Quando io sono presente e senza me, senza definizioni, e senza confini, senza quasi soggetto, spazio aperto, giro scalza, tocco gli oggetti come parte di me, offro un caffè al primo operaio qui fuori, chiacchiero con la cameriera dell’Autogrill mai vista, ma perché non ho paura:

non sono affatto sospesa perché non so chi sono o non sono definita. Al contrario sono libera e di tutti perché non ho nessun me da difendere.

Non sono mai stata così radicata come adesso che so chi sono e mi trovo ovunque. Negli oggetti e nel mondo non trovo più solo la connessione al divino ma il mio stesso ovunque senza confini.

E va benissimo che tu viva quello che vivi: ma non hai capito in quale svolta fondante mi trovavo. Finché hai detto che non potevi accompagnarmi, ma comunque con l'atteggiamento di considerarmi in qualche modo chiusa e non disponibile.


Grazie per avermi letta. Grazie in ogni caso per il percorso fatto.

Maddalena


PS: la mia cara coach risponderà pochi giorni dopo. Con presenza, dolcezza, affetto. I miei toni sono segnati dalla ferita, i suoi sono puliti: le ritrovo quella bellezza interiore che per anni mi ha sostenuto. Grazie di nuovo.