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La poesia è la voce nascosta della tempesta



E quando gli dico che da un po’ non so più sentire in innocenza e vedere che si svela purezza, gli racconto di quale miracolo sia quando questo accade. Quando permetti questo disvelarsi arriva una tale purezza, una tale grazia, esperisci dal vivo il miracolo “essenziale” ed è qualcosa di impagabile. Certo, molti mistici raccomandano di non stare nella tormenta, di chiudersi nel cuore, eppure quale miracolo quando stai nel sentire: non vi è alcun senso di vittoria egoica, né di vittoria alcuna. La tempesta non se ne va lasciando l’aria pulita, né vi stai dentro come nell’occhio del ciclone, né la domi come un guerriero. Quello che accade è che essa si disfa in milioni di vibrazioni come una polvere d’oro. Mentre lo racconto tutto questo accade, e se appena entra il mentale, esso va perduto, come è dei miracoli, degli incantesimi. Come se un muscolo denso pian piano si facesse soffice e alveolare e ogni poro diviene polvere stellata, vapore. Sento le cellule, l'acqua che vibra. È un sentire di seta, pervasivo ma meno penetrante della consapevolezza accesa. Ecco, quello è uno spettacolo per il quale basta vivere. E dal quale esci ricordando perché non hai mai parlato di guerrieri di luce: la poesia è la voce nascosta della tempesta. Rimango in questo candore, il tavolo della cena davanti a me. Non muovo niente. Se appena la mente venisse a vedere se è vero, se appena ti chiedi... ma sai fermarti prima. Come dinanzi a una distesa di neve. Lo spettacolo dell’anima è un mantello senza voce.


[Vi lascio questo appunto dal diario. Solo perché sappiate che l'esattezza del Tutto è una seta].

Maddalena

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