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Volontà, scopo, essenza

Lo scopo, come ricerca o come focus, inquina la Purezza. La volontà può essere solo quella del Sì a ciò che in noi sospinge e a ciò che si presenta




Ci penso ancora, “illusione non vuol dire inutilità”, il post di Luca. L’utilità è il bisogno che vi tiene legati (bondage) a ciò che facendo cose “utili” vorreste trascendere. È la domanda che è sbagliata: non si tratta di rassicurarci che ciò che facciamo è utile ma di abbandonare questa necessità, perché finché siamo concentrati sull'utilità non siamo disponibili all'Ascolto, il quale vive a livelli diversi dal mentale.


La natura ultima delle cose è di totale inutilità, l’anima stessa si sa utile senza bisogno di sentirsi utile: ciò che in voi necessita di utilità è l’ego che impedisce la liberazione e l’amore originario. Il quale è privo di qualsiasi scopo, essenzialmente. Cosa significa questo? Che ragionare in termini di utilità è, appunto, un ragionare, appartiene alla forma, ostacola la percezione diretta del vivere e il contatto e il disvelarsi dell’essenza che è libera da queste polarità. Vuol dire restare nella tensione del capire, sradicandosi dal vivere.


È necessario imparare l’assoluta gratuità delle cose, che è quella del gioco, della meraviglia, della madre che non può chiedere nulla in cambio, del bambino che semplicemente “vive”. “Ma il bambino deve crescere”: di peggio dell’ego c’è solo un ego adulto che non sa più vivere e amare senza strumentalizzare. Arriverete a un certo punto a svegliarvi dall’illusione del bisogno, anche di quello evolutivo: lì comincia la vera evoluzione, perché è smessa la matrice egoica, allora Poteri più Alti ci vivono.

Arriverete a sentire che nulla ha senso: niente. In questa depressione benigna sarete portati a riconsiderare tutto. Ad avvicinare l’estrema vulnerabilità dell’io, ma anche l’estrema delicatezza e prorompenza di ciò che vi vive.

Se riuscite, a quel punto, perduto ogni senso, a non ammazzarvi, a comprendere che muore solo ciò che dipendeva dallo scopo, dall’utilità, dai propri requisiti, dalle proprie maestrie irrinunciabili, allora qualcosa di fondamentale vi scaraventa oltre l’ordinario, ma anche oltre il sentire per come personalmente l’abbiamo sempre conosciuto.


Non si può rifuggire lo scopo, ma trovarlo, doverlo avere, vi tiene nell’illusione, non solo nell’illusione di questo mondo ma anche del momento, siete sempre nel cercare, nulla può essere, tutto deve essere compreso: si può, invece, osservare questo bisogno, che è un retaggio egoico del dover esistere, essere visti, sentirsi validati, bravi, buoni, capaci. Klein diceva “nell’ascolto innocente c’è apertura” (https://www.youtube.com/watch?v=7WQdLn7GmFo).

Non avete idea della magia che si spalanca quando non vi chiedete nulla: state. Ascoltate una mano, ascoltate la penna sdraiata sul tavolo, ascoltate la figlia senza apporvi nulla di vostro né di suo. Ascoltate nella nudità di non dover dimostrare niente, né la vostra utilità né la sua.

Questa non è una fuga dalle responsabilità: è sperimentare, realizzare, che sapete Vivere e che in questo viscerale Sapere, la responsabilità umanamente concepita si disfa. Non siete più impegnati a cercare la risposta, a rassicurarvi che siete utili, che potete questo o quello. Allora siete in Ascolto. Se non sappiamo Ascoltare una mano, la penna sul tavolo, potremmo mai ascoltare le intuizioni, il cuore, il sottile, l’anima, il Silenzio e il Reale? Dovete essere vuoti dallo scopo, perché lo scopo vi tiene occupati.

La gioia di tale Ascolto vi radica oltre l’io, cominciate a partecipare inevitabilmente alla danza del vivere, a risuonare con le profondità viscerali del mistero. In questo allineamento con la gioia cominciate a essere chi siete. Qualunque domanda vi verrà fatta, ci sarà risposta. Qualsiasi cosa sia chiesta, sarete.

La volontà è un’illusione, è credere che posso dire sì o no alla Vita, sì o no a Dio. Quando giunge la Grazia potete forse rifiutarla? Quando sentite dolore potete forse negarlo? Quando arriva la Chiamata, quale scelta avete? Potete rifiutarla e vivere nel dolore, nella colpa, nell’incompiutezza. Oppure potete dire sì. Perché con la Chiamata arriva sempre il Potere di dire sì. Quale reale volontà è allora necessaria? Se avete paura vi chiuderete, direte di no. La volta dopo, l’anima bussa di nuovo: direte di no. La terza volta l’anima riemerge: direte di sì.

Potevate fare diversamente? Non dico questo così da diventare superficiali: dico questo così da sprofondare nella Fede.

Perché senza questa certezza sarete sempre in fuga. Sempre tesi. Verso ciò che, invece, dentro vi “sa”. Quale volontà possiamo dunque avere? Quella di smettere le difese, di separarci dal divino che “ci” compie. Allora il servizio diventa la vita ma non è servizio, perché siete in pace, siete nel Vivere. Che è dove appartenete.


"Ma devi impegnarti": la presenza e l’Ascolto sono l’impegno senza appropriazione. Credete sempre che il reciproco di “impegno” sia “non faccio un c.”: invece è "impegnarsi" sempre. Arriva una sfida, la attraversi, che impegno è? È inevitabile. Arriva un dolore, lo ascolti: che impegno è? È inevitabile. Arriva agitazione mentale, osservi, rispondi. Impari per forza, se accetti la natura dell'Anima. Così come meditare, o lo stato contemplativo, o la preghiera: esse non sono azioni, sono attitudini.

Magari entrate in una chiesa e vedete una platea di fedeli che recitano il rosario. In un angolo una donna non apre bocca: potete sapere che non sta pregando? Forse è l'unica che lo sta facendo.

Pensate che la Madonna abbia detto di sì perché le piaceva l'utilità di partorire il Messia? O ha forse detto sì perché si è sentita Chiamata?


Provate a fare un’azione sentendovi completamente inutili, senza riserve: scoprirete che questo sentito è possibile, non pericoloso, e infine liberatorio e che solo allora il gesto è puro: toccherete qualcosa di Vivo oltre l’immaginario mentale, sentimentale e direi perfino umano. Vi libererete di una schiavitù. Allora, ogni gesto troverà ordine, e nell’ordine sarà utile. E voi, liberi.

Nella totale “inutilità” tutto diviene utile, la Vita vi prende, siete la danza e l’apertura. Siete la Grazia. Siete il sì.

Be naked. Pure.

Maddalena

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