Bhakti

Aggiornamento: 27 lug

"L'abbandono è affidarsi completamente alla causa originale del proprio essere" (Ramana Maharshi)



Si dovrebbe pensare a dio come a un odore. Non a un idolo, un signore, un trofeo al fondo della via crucis.


Tutto quello che fate, che facciamo, sempre di più, perfino quando è volto a togliere quella che si chiama "ignoranza", aiuta a preparare il campo ma malauguratamente nutre il contadino.

In questo nutrimento ciò che abbiamo limato dell'ego l'abbiamo però controbilanciato con un fiero "io faccio, io sono umile, io sono responsabile". Ma tu sei un vento, non una volontà.

E così dio, così la natura, le forme, il nulla. Il mistero.

Ogni tecnica applicata lavora magari a perfezione, ma diventa indispensabile.

Spostiamo la dipendenza dall'io alla tecnica. Ma chi dipende è ancora l'io.


Tutto ciò che facciamo volitivamente è infine paura che dio sia lontano. Che non arriveremo.

Che è tutto sulle nostre spalle.


La bhakti, devozione, nel suo sapore più alto ha compreso che dio è un odore inevitabile, e diventa resa.

Ci arrendiamo alla nostra impotenza e alla nostra potenza in una volta sola: le due sono la stessa cosa. Rinunciamo a essere questa persona, e ci arrendiamo alla verità. Che emergerà oltre la decisione soggettiva. Si lascia il piano tutto, dei significati, di causa-effetto, del cercare. Si cade nella dimensione del permettere.

Da qui, sorgerà azione. La Vita sorge a sé stessa.

In questa resa qualcosa diventa invariabilmente, esattamente chi siamo.


Quando siamo nella resa, allora possiamo anche impegnare le nostre forze: ma sono forze senza un soggetto. Il soggetto: si è arreso.

Il potere è un potere senza limiti. Ma è il potere, a possedere ciò che resta di noi. Non il contrario.


Be naked, surrender

Maddalena