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L'inefficacia dell'azione

Aggiornamento: 19 nov



Il motivo per cui spesso non sentiamo nulla, non troviamo dio, è che lo cerchiamo nel o dal posto sbagliato. Nel primo caso siamo su un piano immaginario, reflusso di vecchie dinamiche, ma che la coscienza ci sprona ad abbandonare perché desuete. Nel secondo caso siamo troppo in mezzo, siamo nel volere. Non trovarlo è una forma divina di riportarci all’umiltà: significa tornare al femminile che è accoglienza e resa, abbandonare il maschile volitivo. Riportarci dal piano della volontà al piano del sentire, il quale sentire è un accordarsi e saprà da solo divenire sempre più profondo e sottile.


Il dio non trovato è una gioia in attesa. Una espoliazione.

L’umiltà torna grazie al fallimento del cercare e del volere.
L’inefficacia dell’azione vi riporterà al Silenzio.

Finché si compiono azioni di successo è molto facile creare un doppio bondage: il primo è credersi artefici, il secondo è legarsi al bisogno dell’oggetto cioè al volere (solido o meno, comunque formale, incluso il bisogno di scopo e di obiettivi, il bisogno di desideri, il bisogno di soddisfare bisogni, di migliorare, di guarire, di avere, etc). Ma questo vale anche nella spiritualità. Per questo si deve “fare” ma continuamente “fallire”. Chi “fallisce” è chi si dissolve.

Questo significa, semplicemente, che l'umiltà va nella "direzione" della libertà.


Be naked.

Maddalena




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