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L'unica cosa rimasta

Ripenso alla gioia folle, al senso di compimento dei tempi fusionali coi figli piccolissimi.

Si può impazzire di quella gioia, senza un oggetto? Non ne abbiamo il coraggio, perché significa esserne divorati.



Ma mi muovo e scrivo in un mondo che pensa solo a difendere qualcosa di sé. Ovunque, anche nella crescita spirituale. L’amore invece è un suicidio. Non una relazione.

La relazione la fa l’ego, con i suoi piccoli bisogni, che infine rimandano a un solo bisogno: “Io devo esistere”. Saltare oltre, nell’apocalisse del morire a ciò che ci sostanzia, questo è un’altra faccenda, da tutti i vostri impegni e dai vostri ossequiosi piccoli passi, dal potere del “self mastery”, dal vostro sentire che state partecipando alla creazione.

La gioia più grande l’avete provata quando non esistevate più. Quando allattando eravate l’allattamento, quando facendo l’amore eravate l’amplesso e la carne, quando amando sotto la neve eravate l’amore e la neve. Quando ridendo eravate il riso.

Voi volete che io scriva di emozioni ed empatia, ero brava in questo. Ma ogni emozione è un egoismo. Raccontarla, è egoismo, condividerla è egoismo, crederle è egoismo. Dite che siete interi perché sapete sentire tutto, ma questo è ancora egoismo. Nulla di ciò che sentite vi appartiene, ma voi restate saldi nel “io sento” così da restare il soggetto. Nell’illusione.


Quando lasciate tutto questo, quando vi accorgete che il mondo va avanti senza di voi, l’albero scuote le sue foglie, il sole sorge e poi sparisce, il vento solletica il prato, e che siete tanto indispensabili quanto irrisori, che esistete in un diritto sostanziale all’esistere che nessuno vi ha guadagnato, e che è l’assoluto senza un relativo, esistete anche senza fare niente, rivendicare nulla, desiderare alcunché... quando pervenite a questa nudità, tutto il carosello, perfino quello evolutivo, si vuota. Tutta la gravità di ogni cosa si deposita. Come un turbinio di foglie smette quando cessa il vento.

Ma non sappiamo farlo: perché fermarsi vuol dire scoprire che niente era richiesto. Solo che allora siamo costretti ad accettare che l’amore... è l’unica cosa rimasta. Non c’è più niente da fare, nemmeno cercare di amare. Nemmeno agire l’amore. Non c’è più niente da “fare”. Per questo preferiamo dire che è difficile, perché così siamo sempre in movimento. Così dio non ci prende. Lui è lì, al tavolo dove sediamo, ma noi lo mettiamo in chiesa. Lui è al cesso con noi, ma noi lo mettiamo di là, sul cuscino della meditazione. Lui è in noi ma noi lo mettiamo nelle pratiche. Lui è tutto ciò che è, ma noi vogliamo prima aggiustare questa o quella cosa. Abbiamo deciso che dobbiamo evolvere. Così possiamo rimandarlo.


Be naked, do not postpone Love.

Maddalena

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