La responsabilità verso i figli


Prendiamo i figli.


Metà delle cose che insegniamo loro derivano da ciò che siamo stati condizionati a considerare giusto, l'altra metà da ciò che abbiamo rifiutato dovesse ancora essere così.


Dov'è la libertà?

Di quale responsabilità possiamo parlare, se non siamo liberi?


I miei figli adolescenti o quasi, finito di mangiare, si alzano e se ne vanno al cellulare o al pc senza aspettare che noi abbiamo finito. L'altra, similmente, svende i suoi otto anni svignandosela uguale, per coricarsi con l'iPad in bilico sulla pancia.


Adesso siamo onesti: imporre di stare a tavola è per buona educazione, ma tale buona educazione per chi è?

Per tua madre, che ti ha insegnato che "si fa così", perché hai paura che non siano socialmente educati, perché ti vergogni, o per amore?

Cosa ti devono?

Quando agiamo da un posto libero (che non è la mente egoica) non abbiamo alcuna aspettativa, non perché la controlliamo o perché siamo sereni, ma perché siamo in una disposizione di non pretesa: abbiamo compreso che la famigerata "responsabilità" è una goccia in un mare chiamato "Vita".

Quando si rinuncia a questa presa stretta, paradossalmente ci troviamo capaci di dire e dare e di vedere che tutto viene recepito.


Quando vedo che i figli non sono "responsive", per prima cosa osservo dove mi trovo: di solito mi accorgo che mi sono presa troppo sul serio nel ruolo di madre.


Capisco che l'intera società giri in un altro modo, dove più sei nel ruolo meglio sembri funzionare, ma

l'intero equivoco nasce sempre dal non sapersi concepire senza identità di ruolo. Quando non sai percepirti al netto dei ruoli, i ruoli diventano indispensabili per sopravvivere. Allora nasce la pretesa. E i figli la sentono.

Poi cerchi di essere comprensiva, gentile, paziente. E continui a sentire tutto come difficile: di fatto non hai rinunciato a identificarti in quel ruolo perché temi significhi lasciare i figli senza madre e senza educazione. Ecco l'ossessione della responsabilità. (E meno il ruolo "basta", più lo impugni, incluso il "cerco di amarli", senza uscire dalla ruota egoica).*

La responsabilità è la paura di non saper agire se non siamo identificate con il genitore che dobbiamo essere.

Quando molli questa arroganza, l'intera maternità si decomprime, perché non ti deve più nulla.


Be naked. Be role identity free.

Maddalena


* È tipico della ruota mentale sforzarsi e poi, ottenendo poco, aumentare o ridirigere lo sforzo: questo accade con tutto. Meno capiamo e più insistiamo per capire, più pensiamo e più cerchiamo di non pensare, più sentiamo un problema e più vogliamo risolverlo e così siamo ancora più identificati nel problema. Più non funziona un'azione più insistiamo. Più abbiamo paura più alziamo controllo e difese, incluso cercare di non avere paura. La mente egoica continua a spostarsi sul proprio stesso piano, per rinforzo, aggiustamenti, compensazioni e riequilibri. Si tratta di pura compulsione, tanto più evidente quanto più è minacciato il senso stesso dell’io egoico. Ciò di cui parlo per esperienza diretta è oltre il piano mentale tutto.