La Vita del vuoto

Cosa ho imparato da questo major void


Il vuoto ti porta progressivamente a scoprire che, tuo malgrado, puoi fare a meno di quasi tutto.

Lasci cadere ciò che non risuona più o che non risuona adesso, ma in generale smette il bisogno di attaccarsi a qualcosa, perfino al senso di te. Sei costretta a vivere persa e quindi affidata. Sei costretta a vedere che senza fare, senza desideri, senza sentire, non sai più chi sei. Sei costretta a non sapere. Sei costretta a smettere il tempo. Sei costretta non solo al qui e ora, ma un qui e ora senza bussola, gusti, emozioni e affetti.

Nell’eliminazione (apparente) di qualsiasi interesse e perfino emozione, tuttavia, si prepara lo spazio immenso della nudità del vivere.

È in questo spazio che ogni nuova goccia, quando sarà passata la fase purificatrice del vuoto, risuonerà e mostrerà il massimo, meraviglioso splendore della vita mondata da ogni filtro personale.

È un grande momento quando non sai più chi sei, perché finalmente puoi essere la Vita, e diventi quello che sei.

È una specie di dieta. Dopo la quale sarai pervio e ti affaccerai alla vita dalla Vita, senza intermediari, a sole nudo, a cielo aperto, a braccia libere. Il fatto che, poi, da questa nuova libertà nascano anche desideri e progetti, sarà quasi secondario. Nasceranno perché vengono dalla Vita e dallo spazio, e non per darti vita o senso. Nasceranno senza bisogni. Perché li avevi smessi tutti. Avrai guadagnato fiducia in te, affidamento alla Vita e al cuore, trasparenza alla Vita, capacità di non posarti e di restare sospesa, senza un centro. Libertà.


Quello che normalmente le persone inseguono e credono di poter raggiungere aggiungendo, accumulando sempre di più perché non basta mai. Quello che pochi sfortunati o fortunati - dipende dai punti di vista - hanno l’occasione di scoprire per mezzo di una grave malattia, o di una malattia terminale, o un’esperienza di pre-morte. Nel vuoto, quello vero, totalizzante, duramente sostenibile, e nella resa che vi si accompagna, avrai sperimentato la nullità di chi sei e la capacità mai vista prima di accettare tale nullità, la nullità condannata dai canoni sociali di efficientismo, dall’autogiudizio, dai genitori interiorizzati di tua madre e tuo padre che ti imponevano di renderti utile, efficace, di fare, di non perdere tempo.

E in questa nullità avrai scoperto che nulla è necessario al vivere. E che tutto ciò che aggiungi, esprimi, crei, condividi, fai, non può che essere un’aggiunta al prodigio già in essere della Vita.

E quando infine sentirai riaffacciarsi un desiderio, piccolo, minuto, o il formarsi dal profondo di un grande slancio o progetto, la sola urgenza sarà l’amore. Ti sembrerà di essere in vacanza perché la vera vacanza è aver smesso i “devo”, aver smesso di dipendere da qualsiasi cosa, dal giudizio degli altri o tuo, dal risultato, dal mondo, dal presenziare, dal controllare, dal darti senso.


Quando infine tornerai fuori dal tuo bozzolo, vedrai che il mondo va avanti anche senza di te. Ma vedrai anche che il mondo non ti ha dimenticato. Vedrai che tutto e nulla è necessario e avrai un solo desiderio: non dimenticare. Siederai a colazione, il caffè davanti, e mentre guarderai il tetto della casa di fronte, il piccione che attraversa il film della tua finestra,

non ricorderai quanto tempo hai perso nel vuoto, ma quanto ne hai perso, per un’esistenza, a respingerlo.

Allora giri il cucchiaio nel caffè. Non hai fretta. Non hai tempo. Hai imparato a non saperli più, la fretta e il tempo. Aliti sul manico del cucchiaino, giochi col vapore, dondoli sulla sedia. E in quel momento, in ogni momento, sei tornato bambino. Sei tornato vivo. Hai scavalcato tutte le paure che avevi messo: tra te e la Vita.