Le decisioni sono figlie della paura

Aggiornamento: 25 feb

Quando sale pace sale gioia e quando sale gioia, la gratitudine è già lì: la gioia è una forma di gratitudine


Ho fatto un’altra notte con mia figlia. Ritengo che queste notti siano quanto di più infame e sublime la Vita possa offrirmi. Vorrei dare la mia stessa esistenza perché mia figlia uscisse da questi disturbi, ma

non esiste pratica spirituale migliore della difficoltà. Ogni difficoltà insegna, prima o dopo, la Resurrezione. E la Resurrezione è ogni volta che un pezzo di ego viene lasciato cadere come non necessario.

Le difficoltà possono contrarre ulteriormente nella difesa, ma un muscolo allenato dalla meditazione e dall’amore in dio, dalla fede, è più propenso a cedere, prima o poi, sotto la spinta dei venti, anziché chiudersi.


Alcune notti con lei sono devastanti. Alcuni giorni piango di nascosto.

Altre notti mi insegnano senza che io entri nelle notti per imparare.


Non pensate a questo scritto come a un manifesto per vantarmi: io non sono e non faccio nulla. Non scrivo nemmeno. Io guardo qualcosa che accade e che si fa strada in me. E che tutti abbiamo. E lo pubblico perché la stessa forza che avete, sotto a tutto ciò che chiamate “io”, cominci a scalciare.


Questa notte è stata facile. E felice. Ogni frase mi usciva da una pace senza paura, senza decisioni.

Le decisioni sono sempre frutto della paura: sono qualcosa che agiamo, che spingiamo, che soppesiamo. Quando una decisione viene con naturalità, non è una decisione,

ma qualcosa in cui quasi ci troviamo nostro malgrado. Quando dico “nostro” intendo della mente. È quello che si chiama “fluire”.


Non vi è stato alcun ragionamento su cause e conseguenze, sul dopo o sul prima, sugli interessi di chi, nessuna strategia. Le decisioni sono sempre della mente, e sono sempre strategie. Lontane dal Vivere.


Non sto dicendo che non siano possibili, in verità ne prendiamo di continuo. Se siamo nella mente e nei pensieri, non potremo che smettere il pensiero oppure stare nel pensiero: se stiamo nel pensiero, nell’io illusorio, l’io si muove per decisioni.

Poi si parla di scelte consapevoli. Ma io, ancora, non sono d’accordo: la vera consapevolezza, per quanto ho esperito, è sinuosa, è una danza, non è stare in un punto a decidere tra A e B.

Ogni momento è la scelta che viene, non siamo noi ad andare.

Siamo allora nell’automatismo? Affatto: siamo in una presenza alla Vita tale che tra noi e lei non c’è distanza da coprire. Quella, è la distanza data dalla paura, e che la mente deve superare con l’atto decisionale, più o meno consapevole. Nell’aderenza alla Vita non c’è azione di consapevolezza, la consapevolezza non è agita.


Alla fine si è addormentata sul divano. Non era previsto. La Vita non è mai la previsione. L’avrei portata a letto ma era troppo stanca per alzarsi e rispondere. Così sono rimasta a guardare: l’onda delle palpebre chiuse, i piccoli muschi delle sopracciglia, la discesa morbida del naso, i cuscini rotondi delle labbra. Ho guardato la lampada sul cubo di legno accanto alla tv. Il coniglio Poppy nella gabbia era fermo e sveglio come sempre, si è messo a leccarsi l'orecchio. E ogni cosa era sveglia e dormiva allo stesso tempo, riposava in una assoluta innocuità.


È incredibile come il fuori sia specchio del dentro: spesso le notti con S. percepisco il silenzio e la notte e la casa come minacciosi. Invece era tutto sacro.

Ho sentito salire gratitudine e felicità. Non c’era nulla che avrei cambiato. E la Vita era esattamente quella. L’amore: era esattamente quello.

Be naked, be sacred,

Maddalena