Senza spettatore

Mi lascio come scavare, del tutto. Sento che quella è la soglia con un altro mondo. Che inevitabilmente

il soggetto si sta decomponendo in una fine che è solo fine, non è inizio, e in questa fine, semplicemente, resta solo la Vita, e la soglia è un dolore bollente-gelido percepito, intuito come nessun io che può più farne qualcosa:

del Risveglio, del divino, delle attese. Né diventare qualcosa. E in questa totale dissoluzione che per la mente sarebbe disperazione, sento l’odore del divino che è a un passo, che non è più ostacolato né che deve arrivare o emergere, né essere permesso.


Qualcosa finisce e basta, non c’è un inizio. C’è quello che era coperto dall’io o dal soggetto, e che adesso è libero. Ma solo la mente opera per sostituzione: crede di traslocare da un io a un io migliore, da un io al sé, da un senso identitario a un altro. Ma ogni volta che costruisci l’identità in qualcosa che non sia lo spazio infinito che sei, sei ancora nella mente. Nell’illusione.


Ogni volta che c’è una caduta dell’ego, c’è liberazione. Prima dramma, poi enorme sollievo: si vede un metro quadro di cielo in più.

Finché cominci a intuire che le morti non sono più per vedere più cielo, ma per smettere chi lo guarda.

Questo alla mente non piace. Perché fino a quel punto era stata disposta a lasciare pezzi di sé, a patto di restare al bordo a godersi questo spettacolo di pace che si spalancava. Lo credeva comunque un po’ suo. E invece non c’è nessuno, che debba restare. Lo spettacolo migliore, sarà senza spettatore.


Be naked, surrender, you are it,

Maddalena