Riposare nell'anima

Serve una fase di totale riposo nell’anima. Di sicurezza, di intimità e fede. L’intimità nutre la fede e la fede nutre intimità. Serve una fase di riposo in cui in cui scoprire che nulla è dovuto e nulla può arrivare se non nell’amore da cui proviene


Nel cambio di paradigma da mente ad anima (da volontà personale mentale per bisogno e paura - scopo, conseguenze, condizioni, etc - a fare libero e dal cuore senza bisogni cioè in servizio) c’è un tempo di vuoto inevitabile.

In questo tempo la responsabilità personale è ceduta, non c’è dovere, c’è bisogno di safety e coltivare la presenza all’amore gratuito del cuore. Si deve scoprire che ciò di cui siamo realmente fatti non ha mai preteso niente, non ci ha mai chiesto nulla.

Si deve accettare questo tipo di gratuità d’amore, che è diversa dal cercare di volersi bene. Si deve scoprire una gioia che non dipende da niente e per scoprirla si passa un lungo periodo in cui in effetti non fare proprio niente. Il senso di perdere ogni interesse è via via disilludere la mente dalla necessità di uno scopo reale che non sia il vivere stesso e l’amore, ma perfino l’amore non va cercato né agito.


Tutto perde senso perché la mente ha vissuto per decenni cercando sempre di raggiungere qualcosa, fosse anche solo un nobile fine, sentirsi buona, migliorare, imparare. In questa fase si deve imparare che nemmeno quello, ci è chiesto. Nulla ha dunque più senso. È una fase di purificazione in cui la mente tenta ancora di tenersi occupata e, tuttavia, qualcosa in noi suggerisce che no, non abbiamo proprio voglia di niente.

Cosa fai, quando non hai voglia di niente? Ascolti il solo desiderio: riposare in quel silenzio che a differenza di decenni di insolenza mentale non ti chiede nulla.

Chi la chiama pigrizia è ancora la mente. Stai conoscendo la gratuità infinita e incondizionata dell’Essere.


Fa parte di questo passaggio anche la delusione: la mente si avvede della vacuità di ogni suo scopo e di ogni suo affanno. Sia ai fini di essere felice sia di essere libera. Lo stesso vale per l’integrazione e la guarigione delle ferite: nulla arriva infine in nessun posto reale e definitivo come la mente vorrebbe. Non si arriva mai. Il che equivale a dire che non esiste arrivo.


Qui è dove molti fanno della spiritualità un progetto, e dove altri mollano il campo. Io credo che invece qui comincia l’Essere chi siamo, che fluirà in servizio al divino e al mondo nella totale apertura, senza dovere né piacere, ma per spinta interiore, per gioia.

Non avrei potuto conoscere questa gioia se non avessi rinunciato al dovere e alla responsabilità. È necessario perdere, per ritrovare da un “posto” nuovo.

Il servizio, fare in servizio, appare e scompare prima di diventare il nuovo modo di agire, ed è un servizio non dovuto, gratuito anche in sé stessi, cioè non ti obblighi a farlo, altrimenti non è servizio ma dovere.

Il servizio non è dovere: nulla che venga dal cuore è dovere. Servi perché è chiaro che non possiedi nulla, che nulla è per te, o perché sei così leggera e libera da bisogni e difese identitari che agisci a fondo perso, dimori nella gratuità, sei nel paradigma del cuore.

Be naked, be free,

Maddalena