"Voglio stare bene ma non ci riesco"

“Vorrei cambiare ‘ma’…”. Tu sei qui per il “ma”, perché altrimenti saresti già libera Senza dubbio chiunque si rivolga a chiunque, vuole sinceramente stare meglio. Ma essere davvero pronti è parte stessa del processo di cambiamento. Anche se non lo sai, quando chiedi aiuto per stare meglio, una parte di te, la stessa mente che soffre, non vuole lasciare il dolore: masochismo? No: identità. Disidentificarsi richiede lunga pratica e consapevolezza, e fa parte del processo anzi è la chiave stessa del processo. Perché lasciare il dolore vuol dire sradicare tanta roba, se davvero sei "chiamata". L’ego ti protegge eppure è proprio l’ego a impedirti la liberazione: finché non diventi consapevole di questo gioco e non sperimenti che esisti oltre l’ego, non farai che giocare al girotondo. E ti sentirai anche inadeguata perché mentre tutti quelli “là fuori” vogliono cambiare e ci riescono, e stanno meglio, tu sei la sola inetta che ha troppa paura o non è capace: diamine, pensi, in me c’è proprio qualcosa di sbagliato! Lo ripeto: voler stare bene e non volere cambiare non sono in contraddizione ma aspetti compresenti inevitabilmente, e parte del processo stesso di Risveglio. Quel dolore, quei genitori abusanti, quella miseria professionale, quella malinconia, quella grinta però un po’ prepotente, quel bisogno di scappare, quell’ironia che ti salva e guai chi te la tocca, quel passato che ti ha segnato e però - così ti piace credere - anche forgiato, quel destino crudele, le tue cicatrici, le delusioni e le vittorie, e però anche sapere che alla fine per te ci sei sempre: tutto questo è attaccamento. Nulla di questo è ciò che sei davvero. Si sta preparando qualcosa di infinitamente più grande, potente e liberatorio. Ma non è necessario mollare tutto subito. Accadrà. In verità, il modo stesso in cui affronti il processo, ossia il processo stesso, è scoperta e cura: sentirsi, per esempio, inadeguati perché si resiste al cambiamento, dice molto sull’inadeguatezza, così come voler stare meglio ma non impegnarsi nel meditare o nel quietare la mente, dice molto sulla resistenza. La resistenza al cambiamento non è solo “normale”: è inevitabile. Tutto in questo piano esistenziale è apparentemente duale: inspirazione-espirazione, l’onda arriva alla spiaggia e si ritira, il cuore si contrae e rilascia, l’equilibrio nel nostro corpo è dato da ormoni e loro antagonisti. “Vorrei cambiare ‘ma’…”. Tu sei qui per il “ma”, perché altrimenti saresti già libera. Non c’è uno senza l’altro, il “ma” è il cambiamento stesso! Cambiare o, meglio, scoprire chi sei, significa superare il gioco apparente degli opposti: la resistenza dimostra che c’è movimento. Non si vince annullando la resistenza in un colpo ma smettendo di essere identificati in essa, aprendosi alla verità del movimento dove non sei chi avanza né chi resiste, ma la libertà immutabile in cui giocano le forze apparenti.

"Voglio stare bene ma non ci riesco"

“Vorrei cambiare ‘ma’…”. Tu sei qui per il “ma”, perché altrimenti saresti già libera