Chiamiamo "realtà" ciò che percepiamo

Chiamiamo realtà ciò che percepiamo. Ma ciò che percepiamo è solo ciò che accade come percezione Sulla base dell'esperienza della percezione, emergono queste riflessioni. Di nuovo, torniamo all’illusione del significato: questa è tale non solo riguardo le situazioni, che interpretiamo di continuo, ma per tutto. Sia per quanto riguarda l’ego e l’identità, sia i pensieri, sia le emozioni, sia la materia, sia la separazione: sono tutte convinzioni. Abbiamo deciso che la materia sia solida, che i cinque sensi dimostrino la realtà. Abbiamo deciso che percezione=realtà. Nel momento in cui realizziamo che la percezione è soltanto una percezione che accade e smettiamo l’identificazione nei cinque sensi, la materia (e anche il corpo) smette di essere differenziata da ciò che non è materico, il pensiero risulta puro accadimento che viene percepito, un rumore, un oggetto, il tatto del cuscino, sono percezioni; l’io è puro pensiero che accade a sua volta nello spazio ricettore, che percepisce. Tutto è solo percezioni. E cos’è questo tutto che percepisce? Qualcuno lo chiama vuoto, qualcuno mistero, qualcuno coscienza, qualcuno dio. Ti avvedi allora che l’io è puro pensiero, idea, cosa che avevi già sperimentato e che puoi comprendere anche con il buonsenso ma che l’identificazione permane perché sei ancora convinto che l’accadimento dimostri la realtà. Una volta visto che l’io è un pensiero, non puoi forzarti fuori dall’identificazione finché non sciogli l’equazione: “percezione=realtà”. Una percezione è solo percezione che accade. Percepisci un asciugamano quando ti asciughi le mani, percepisci le mani, percepisci un pensiero, percepisci il pensiero “io”, percepisci il corpo, l’accadimento del corpo. Se riesci a considerare ogni percezione come puro accadimento, senza significato né possesso, nemmeno il significato “questo è il mio corpo”, senza quasi soggetto, ossia se riesci a non attribuire significato non solo all’evento, alla situazione, ma anche alla soggettività della percezione dell’evento stesso, non esisti più come “io” ma come spazio in cui ogni cosa è percepita. Ti accorgi anche che la realtà è legata solo alla percezione, senza quella percezione quell’oggetto non esiste più. La realtà è solo percezione, quindi relativa. Non c’è più niente di dimostrabile. Nulla. Di reale resta solo questo spazio infinito in cui vanno e vengono percezioni che chiamiamo realtà ma che non dimostrano nulla. Allo stesso modo il pensiero “io” non dimostra nulla: accade. L’io ha tanta paura di non esistere, di cadere nel vuoto, ma singolarmente accade già nel vuoto, è già sospeso, è sempre in caduta. Non esiste niente: solo percezioni nella coscienza. Quando si dice che nel Risveglio devi lasciare tante convinzioni, non si fa riferimento solo a “io non valgo”, “io sono il mio corpo”, “si lavora per vivere”: ogni convinzione, perfino quella più insospettata, si disfa. Perfino quella di esistere. Ogni cosa, ogni percezione, è un punto che accade nel vuoto. Chi ha paura di cadere fuori dall’idea e la considera solida è un’altra idea. E queste idee sono solo percezioni, che accadono già nel vuoto, fatto di coscienza nella coscienza. Come si vede, possiamo non dare significati alle circostanze, ma esistono significati così identificanti che non ci accorgiamo di avere, in cui siamo del tutto incistati. Per esempio la percezione del corpo significa soggetto. Mentre di fatto è solo una percezione che accade e alla quale abbiamo deciso di dare l’illusione di soggetto. L’immagine di sé, è idea. Accade, non dimostra niente. Che io sono questa che scrive, è un’idea. Di fatto, sta solo accadendo un’azione, ma siccome ho creato l’idea (o obbedito alla convenzione) che io sono il mio corpo e mente, dico che “io sto scrivendo”. Non c’è nessun io: posso dimostrare che ci sia? Posso dimostrare che la materia è solida? Posso dimostrare che le cose sono reali? È percezione, non realtà. Chiamiamo realtà ciò che percepiamo. Ma ciò che percepiamo è solo ciò che accade come percezione. Certe cose sono socialmente convenute dunque sembrano più reali (solidità della materia, io, soggetto, corpo, spazio e tempo, luoghi…) mentre altre sembrano più soggettive (un ricordo, una storia, il modo in cui percepisco un panorama o mi relaziono a un fatto o persona, o come avverto una sensazione corporea), oppure culturali. Ma si tratta sempre di percezioni. L’unica costante è lo spazio in cui accadono le percezioni, inclusa la percezione di soggetto. Puoi rilassarti: nulla è reale, tranne questo vuoto in cui accadono le percezioni. L’io non può cadere perché è già sospeso nel vuoto. Sta già cadendo. Non è solido. Né appoggiato da nessuna parte.

Chiamiamo "realtà" ciò che percepiamo

Chiamiamo realtà ciò che percepiamo. Ma ciò che percepiamo è solo ciò che accade come percezione