Guerre

Non vedete che il vivere, tutto, è continuare a difendere chi siamo? Le guerre le abbiamo davvero dentro, quelle fuori ci fanno paura solo perché si vedono, e perché siamo così identificati nella materia che case e corpi rotti ci sembrano la cosa più truce che esista. Certo lo è anche, ma non è forse drammatico vivere credendo di essere quel corpo e quelle case, e nascondendo ogni demone interno in un autocontrollo dove più nulla è davvero vivo? Non è forse morte ignorare che siamo anima e però andare in giro per bene, coi nostri moralismi inamidati, coi "si fa" e "non si fa"? Qualcuno ha deciso cosa sia giusto e cosa no. Fuori di lì: lo scandalo.
Per poche altre cose è rimasta una libertà posticcia: in quale università iscrivere il figlio, in quale luogo di villeggiatura passare le due settimane centrali di agosto.
Tutto il resto, lo ingoiate come il prozac. Ci ha già provato il covid, a svegliarci dalla vigliaccheria della paura.
Avete risposto con altra paura. Avete alzato i fucili del controllo. Avete avuto, come massima aspirazione, il "ritorno alla normalità".
Adesso ci prova la guerra vera, a mostrarci la miseria di un protocollo tutto, del vivere: e del morire. Dove non esiste più nulla che non sia la materia, l'ideologia, l'identità mentale, la lotta per esistere. Finché istruiamo i nostri figli credendo sia per il loro bene, mentre è per il nostro ego, confezionando i perfetti ominidi di domani, ci sentiamo giusti.
Finché organizziamo la vita intorno al lavoro che ci mantenga fino alla pensione, e quei due hobby che ci diano respiro, va bene.
Finché crediamo che questa piccola esistenza sia chi siamo e ci affanniamo, va bene.
Finché dobbiamo mostrarci validi e risoluti, va bene. Poi qualcosa ci strappa.
E, sotto, si vede il buco. Allora il sistema non tiene più. Non vedete che il vivere, tutto, è continuare a difendere chi siamo? Quella che chiamate empatia non è solo empatia: è paura. E quella che chiamate paura per la guerra è solo un'idea.
La paura, come ogni emozione, non può essere creata da fuori: era già lì, era già vostra. Ma la guerra, la guerra fa paura.
Perché non puoi controllarla come invece credi di controllare le tue emozioni.
Siate onesti.
Siate meno posati e più onesti. Non sto dicendo sì a questa guerra. Sto dicendo no a tutte. Nessuna lotta sarà mai vinta o smessa, finché vi credete delle menti che annaspano, anziché delle eternità che vivono. Imparate l’oltraggio di smettere chi chiamate io. L’io è l’unica guerra. Allora la Vita si svela. Non avete nulla da conquistare che non sia già vostro. Abbassate le difese anziché alzare la voce. Smettete di dire la vostra indignazione: vi state solo difendendo. Usate il tempo che mettete nelle polemiche o nella bandiera opinionista sui social, per calarvi tutti interi nella pace e accettare i vostri conflitti interiori. Saltate oltre il muro invalicabile che avete dentro, compatto di mille “io penso, io so”. L’amore è lì.

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Non vedete che il vivere, tutto, è continuare a difendere chi siamo? Le guerre le abbiamo davvero dentro, quelle fuori ci fanno paura...