L'unica cosa reale

L’amore non è qualcosa da agire. Non chiederti “come posso amare?”, chiediti: “Come posso permettere l’amore che sono?” Ogni emozione e contingenza è solo forma apparente del divino che vuole emergere e amare tutto senza condizioni. Ma per quanto resisti dall’amare sei amore. Puoi non amare ma non puoi non essere amore. È singolare notare che l’ego non vuole né morire né l’amore incondizionato, eppure l’ego - come l’emozione - accade nella coscienza ed è fatto di coscienza: l’ego è amore intrinseco come tutto. È già quell’amore che teme. È l’illusione di non amore. È lo scherzo di estraneità all’amore da cui vorrebbe proteggersi. È illusione ottica all’amore. E infatti se lo attraversi, se attraversi la paura dell’ego residuo, scopri che non c’è nulla: solo amore. Non esiste nulla nemmeno nelle emozioni che non sia Vita e, dunque, amore. La sostanza di ogni forma è amore. Ma un amore impossibile per la mente che, pure, accade nell’amore stesso. Si dice di amare ma siamo fatti di amore a livello talmente pervasivo, che sarebbe come se qualcuno ti dicesse: “Cerca di essere vivo”, mentre vivi. Amare, a livello dell’ego, è cercare, chiedere, dare e ricevere: è sempre legato a piacere e bisogno, sentimenti, emozioni, storia personale. Non è amore. Amare, a livello dell’Essere, non è mai dipendente dall’azione, ma è uno stato essenziale e inevitabile. È. Dunque l’amore non è qualcosa che si deve imparare né dare né provare né impegnarsi ad agire. Bisognerebbe invece cercare di abbassare le difese, imparare a morire a noi stessi come ego, permettere all’io di diradarsi e scoprire che l’amore è l’oceano in cui, nuotando ignari, imploravamo bottiglie d’acqua. Quando scopri che l’ego stesso è fatto di quell’acqua, l’ego si scioglie. Esistono solo due emozioni reali: la paura e l’amore. La paura è resistenza all’amore. Ma è solo un amore contratto. La sua trama è ancora l’amore: non svelato. Dunque esiste solo questo: l’Amore. Be naked, unveil the Love you are, Maddalena

L'unica cosa reale

L’amore è l’oceano in cui, nuotando ignari, imploravamo bottiglie d’acqua.