La tentazione della sofferenza

Alla mente pare assurdo scoprire che la gioia di vivere non dipende da niente Il sentimento di solitudine durante i momenti di difficoltà è perché chi lotta è l’ego, che è separato. La lotta (paura e resistenza a ciò che è) è sempre “sola”, per quante persone vi sostengano e abbiate al vostro fianco. Ricordo tante volte nella mia vita in cui il sostegno, per esempio del marito, non mi mancava, e tuttavia la mia forte convinzione e il mio sentimento erano: “Però sono io che… (devo fare, devo capire, sento dolore, sto male…). Alla fine si è sempre soli”. La lotta non può che essere una lotta solitaria Quando però la solitudine prima – la separazione dalla Vita, Dio, Uno – comincia a perdere consistenza, a svelare l’illusione, iniziamo a riconoscere che anche il dolore è, alla radice, illusorio. Nel profondo, il dolore non può sussistere, non esiste. Allora accade che, sempre più spesso, nonostante sfide impegnative in questa vita, il dolore non sia mai del tutto “credibile”. Credere al dolore è un pattern, un condizionamento. Ci sembra irrinunciabile credere alla forma solo perché è abitudine: potremmo parlare di compulsione, la sofferenza è una “tentazione”: quando le cose vanno “male” perdiamo centratura perché siamo catturati di nuovo nella narrazione e dall’automatismo/convinzione che le condizioni determinino il dolore (“non puoi essere felice se le cose vanno “male”). Stiamo semplicemente cadendo di nuovo nell’illusione: non sappiamo credere che siamo “gioia immotivata”. Questo non vuol dire non ricaderci, e tuttavia il gioco è via via liberarsi da tale illusione. Alla mente pare assurdo scoprire che la gioia di vivere non dipende da niente A un certo punto il dolore si deposita, appare chiaro che sono pronta a scegliere la pace: scegliere la pace e la gioia non significa sforzo. Al contrario, appare chiaro che la resistenza non è più necessaria, che inevitabilmente posso darmi il “permesso” di essere felice. A un certo punto rinunci alla compulsione al dolore. La percezione è di arrendersi alla gioia, di smettere il suo evitamento. Se è chiaro che voglio gioia incondizionata più che condizioni che diano gioia, ed è esperito sempre più spesso che sono gioia incondizionata, allora è altrettanto chiaro che il dolore è resistenza, e noto con fede e grazia che il dolore non è mai più forte della gioia e non può durare a lungo. Quando dicono che la gioia è dentro non significa “mi voglio bene, mi consolo, mi conosco, faccio questo”: non è qualcosa che devi fare, è semplicemente inevitabile, non richiede azione. Se volete scoprire che siete gioia incondizionata dovete rinunciare a voi stessi. Tutto ciò che chiamate “io” è sempre la condizione che si difende dalla Vita. L’io cerca gioia nelle circostanze, prima. Poi con l’evoluzione spirituale comincia a cercare gioia dentro: ecco, quando cominciate a subodorarla, dovete essere così arditi da abbandonare anche l’io che l’ha trovata. Allora siete la gioia che siete. Allora ogni cosa appare benedetta. Be naked, surrender to free Joy, Maddalena

La tentazione della sofferenza

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