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Genitori e Risveglio



- Estratto da una chat -


Anche la responsabilità va abbandonata. Tutto va abbandonato, perché si possa riprenderlo da un livello che non obbedisce più ai bisogni. Tutte le volte che ci sentiamo responsabili in verità abbiamo paura di perdere il controllo, di sbagliare e di sentirci in colpa. Anche nel campo della crescita personale e spirituale si inneggia alla responsabilità.

Tanto per cominciare va definito il concetto di responsabilità: non significa che sono padrona delle cose, significa quasi l'opposto, che ho la "response ability". Vuol dire che NON HO controllo sulle cose, ma posso sempre rispondervi. La responsabilità è una risposta, non un presupposto.

Questo già mette in prospettiva anche la genitorialità. Smetto l'arroganza mentale di sapere, mi pongo nuda dinanzi a chi ho davanti (persone, emozioni, eventi) e in questo stato "indifeso" e possibilmente non duale (non giudico, non divido tra bene e male, sto nell'equanimità) la risposta emerge senza pensiero. Si abita una dimensione dove la responsabilità come "io sono il genitore, io faccio, io so" è abbandonata in favore di un affidamento alla vita e all'anima. Questa è la vera umiltà ed è anche libera, perché smettendo la presunzione di esseri padroni della vita, la vita emerge e diventa padrona di noi. Non siamo più pilotati dal bisogno e dalla paura. L'amore si libera oltre il piano personale.


La responsabilità viene sempre da una forma di identificazione e da una mancanza di ampiezza. Come dicevo a una mia amica, ci sono due forme di maternità: la prima è il contenitore. Allora io sono il contenitore chiamato "madre" e "faccio la madre”, decido come essere, riempio il contenitore di acqua, di più, di meno, obbedisco a un ideale. La seconda è l'acqua.

Io non sono il contenitore, sono l'acqua: l'acqua fluisce e riempie la forma della maternità. Non è la maternità a imporsi all'amore, ma è l'amore liquido a riempire il ruolo.

Tale amore va scoperto prima del ruolo, indispensabilmente nel coraggio di abbandonarlo interiormente, di smettere di essere identificati in esso. Quando l’identificazione - che è sempre una forma di paura - smette la sua morsa, il gesto nasce.


Sembra un oltraggio, per l’ego, perché l’ego funziona per identificazione nei ruoli. Posso essere una madre migliore oppure posso smettere questa identificazione, e allora forze più ampie intervengono, perché chi sono è molto più di una madre. Non sto lasciando l'identità per un "nulla": la sto lasciando per uno spazio che è molto più ampio della maternità stessa, dove essa trova posto.


Be naked. Drop identifications.

Maddalena

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