Il codice

Aggiornamento: 31 mag

Osare contravvenire al limite, quando lo vediamo, è come bigiare la scuola, un furto un oltraggio. Cosa stiamo rompendo, quale regola ferrea? L'idea di dover essere questo o quello, o almeno qualcosa.



Fare del bene, di per sé, può poco se non abbiamo il coraggio dei Kamikaze: osarci senza di noi, buttarci per non esistere. Facile farlo in meditazione, ma la vita dà occasioni migliori. Una malattia della figlia, un licenziamento, un tempo tuo che sai sprecare. L'amore è uno spreco, sempre: perché non tiene conto di nulla. Niente da difendere.


Fare del bene ti rende sempre una persona buona, è ancora strumentale. Ti fa sentire utile. In pace. Questo consolida il tuo senso di esistere. Ci muoviamo sempre dentro un recinto, lo chiamiamo egoismo quando è piccolo, altruismo quando è grande. Ma c'è sempre un recinto.

La prossima volta che qualcuno ti chiede quella cosa in più, il tuo tempo, un tuo bene, invece di donarlo con generosità cedilo come se non avessi nulla da difendere, potessi completamente sprecarlo. Donare con gentilezza può essere ancora semplice educazione, essere per bene. Prova a sperperare:

l'incontro avviene quando smetti di dare valore a ciò che possiedi e trovi il valore del non possedere.

Solo allora arriva l'occasione perché solo allora arriva la vita: quando invece di difendere i tuoi spazi e tempi sei a disposizione dell'istante, non dei tuoi piani. I tuoi piani hanno poca fantasia. Perfino quando sai di essere senza limiti e dici "voglio allora imparare a incrementare questo, a diventare senza limiti" stai già ponendo un limite, stai già decidendo.


Moltissime cose noi le rifiutiamo non perché non siamo capaci o non ci attirano ma perché temiamo non abbiano senso o non portino a niente: tutto segue un subliminale senso di dover corrispondere a un'idea che abbiamo di noi o di ciò che dobbiamo diventare. L'idea valida, invece, è diventare senza idee.


Se mando all'aria il pomeriggio per disegnare con mia figlia senza orario, a fondo perso, devo sfondare non tanto la resistenza data dai miei piani (sono una mamma, è giusto occuparmi dei figli: il ruolo è ciò che usiamo per sopperire alla mancanza di libertà, i ruoli sono paura), ma

l'idea di abbandonarmi a un terreno ignoto. Che non so dove mettere rispetto al codice autoimposto (e che ci teniamo anche in crescita spirituale). Ecco allora che lo chiamiamo ruolo, oppure hobby. È necessario dare collocazione a queste attività marginali o parziali rispetto al codice.

Potrebbe accadere che spreco il pomeriggio oppure che mi viene un'idea geniale, che si apre una meraviglia, una via. Ecco il grande rischio.

Noi non prendiamo mai rischi.

Perciò non viviamo mai.


Be naked, quit the code, Maddalena