Quando esci dalla definizione entri nella Vita

Aggiornamento: 29 apr


Devi togliere: le tue storie, l’attaccamento ad esse, alle opinioni, a chi credi di essere, al bisogno di sapere e anche di sostituire parti di te, caratteristiche, passioni, talenti. Dipendenze. Devi togliere definizioni, solidità (la solidità non fluisce), possesso e presa sul senso di te, il costrutto compatto della tua identità.

La supervisione della mente come direttore generale. L’idea di essere tu. Di essere un io. Devi togliere, nel senso di lasciar andare, ciò che non è semplicemente la Vita che vive in te

e che in quella forma unica utilizza la tua mente e i tuoi talenti e si accorge di sé. Devi togliere la presunzione di aggiustare e di dover compattare e riordinare: questa è paura travestita da amore. Devi togliere la presunzione di sapere chi sei. Devi accettare che qualcosa in te sa benissimo come vivere, lo ha sempre saputo.

Da che sei nata qualcosa in te ha saputo cercare il seno di tua madre, respirare, crescere, farti camminare, dormire e piangere e ridere. E ancora prima, quando ancora non eri più di poche cellule, eri già l’Universo intero. Chi è tutto questo?

Chi eri, chi sei sempre stata, chi sei sempre, anche quando non c’era una mente, anche quando non la usi per definirti o riconoscerti in un’identità personale? “Devi diventare qualcuno” è l’atto più chiaro della nostra paura di essere, puramente, la Vita.

Siamo nati nudi, e senza tutte quelle cose che abbiamo aggiunto. Diventa un lavoro da giocoliere tenerle su tutte.

Sei nata che non eri nulla di ciò che credi adesso e che chiami “persona”. Dirai “ma pian piano mi sono formato e conosciuto”, ma questo non dimostra la verità: dimostra l’attaccamento.