Sentirsi diversi

Aggiornamento: 8 apr



Se una cosa ti fa paura fai ipotesi dalla paura, quindi di cose pericolose. Se ti sei sempre sentita diversa e disadattata le ipotesi condotte dalla paura sono: o ho una mente insana (cioè sono sbagliata), o ho un trauma enorme, chissà cosa mi hanno fatto (vittima degli altri).


In nessun caso ti apri a un’ipotesi positiva: ho un grande dono. Eppure sovente è così. Gli amanti del lavoro sull’io obietteranno che in ogni caso se non passi dalle ombre dei traumi non arrivi a scoprire la luce. Non hanno tutti i torti, a livello tecnico. Ma hanno torto a livello morale: escluse grandi patologie e perfino parallelamente ad esse, va innanzitutto aperta la ipotesi (realistica) che il malessere e disadattamento del soggetto siano un grido dell’anima. Questo è facilmente visibile tra gli artisti, e posso portare la mia stessa esperienza come scrittrice, poetessa e tutte quelle parole che diamo per indicare una propensione che si esprime in una attività. Il soggetto non avrà gli strumenti per credere né intravvedere che ciò che lo agita è in verità la luce: nondimeno, sta a chi è più consapevole di lui/lei presentare questa ipotesi o, meglio, vedere intuitivamente questa verità e offrirla. Non libererà il soggetto, ma sarà la bussola! Questo va detto, va visto, va sospettato, perché se è vero che anime antiche hanno percorsi difficili che le portano a poter poi supportare altri in ciò che esse stesse hanno attraversato, e se è vero che ogni cosa ha i suoi tempi, nell’illusione del libero arbitrio e dell’incisività mentale e volitiva del singolo, dobbiamo prodigarci affinché una spiritual emergency (questo il nome tecnico) non sia imbottita di farmaci, psicologi e psichiatri.

Quando ho cominciato a essere persa e semi depressa, con nessuna minima consapevolezza di me né una buona maschera di sicurezza, ebbene ho rifiutato per anni di intraprendere una terapia non certo perché qualcosa in me suggeriva che si trattasse di Luce e non di psiche (a questo sarei arrivata decenni più tardi) ma perché mi vergognavo. La persona che sta male si sente sbagliata e fa parte di questo auto-sentimento vergognarsi. Non può essere altrimenti. Quando ti rivolgi a un terapeuta davvero per chiedere aiuto ma con una certa libertà interiore e fiducia, normalmente non hai davvero bisogno di un terapeuta. Dai terapeuti, nella maggior parte dei casi, vai perché stai così male da doverti rassegnare che da sola non ce la fai. Allora cominciamo con una premessa chiara: chi non ce la fa non è chi sei, ma solo l’idea che hai di te. Chi non ce la fa è la tua mente. E, tuttavia, è doveroso occuparsene. Confessarmi in chiesa era cosa ormai superata e il solito buon parroco più che un pizzicotto e un “brava Maddalena” con due Ave Maria da recitare non mi avrebbe dato. Ma che era successo, per farmi cadere così in basso? Avevo smesso di credere in Dio, ma ai tempi non sapevo che questa singola, piccola cosa, giocasse un ruolo: in verità pensai l’opposto, tolta la copertura della fede, ecco salire i vapori della mia mediocrità. Quando decisi per una vera psicanalista ero già in età giovanile per non dire adulta. Quattro anni di sedute liberarono qualcosa. Poi mi sposai, divenni madre. Fui felice. Mi misi a scrivere pubblicamente. Fui ancora più felice. La crepa arriva quando la terza figlia cresce. Provai di tutto, ipnosi, terapie alternative, psicoterapeuti, mindfulness. Quando sei vincolata nella ipotesi prodotta dalla paura (quella di cui dicevo) e finché nessuno inserisce nell’equazione un’altra variabile, ossia finché tutti e dico tutti credono a quello che dici (“Ho un problema”) e vedono il problema, che è solo l’interpretazione del movimento di coscienza, quello che accade è una tristissima escalation, dove a uno psicoterapeuta seguirà uno psicanalista nella speranza che vada più a fondo. Allo psicanalista che sì stai un po’ meglio ma anche un po’ peggio seguirà una richiesta di farmaci. Alla richiesta di farmaci seguirà il timore di doversi rivolgere a uno psichiatra. E a questo timore, nelle ormai incedenti notti dell’anima che nessuno ha saputo individuare, o nelle prime faglie dell’ego (dissociazioni, derealizzazioni e depersonalizzazioni), salirà l’attanagliante immagine di un ricovero d’urgenza nel reparto psichiatrico. Ho diari che testimoniano questi momenti.

Ogni volta che qualcosa non funziona invece di questionare il luogo delle soluzioni (psiche) insisterai sempre più in quella strada alzando l’asticella della gravità della patologia.

Ora, il Risveglio Spirituale e la Chiamata stessa possono portare grandi smottamenti psicologici e non sono in posizione di escludere la necessità di un supporto in tal senso: ma cosa muove cosa? Ripeto la domanda: cosa muove cosa?

C’è gente là fuori che ha creduto di essere pazza perché guardando fuori dalla finestra le è parso di colpo che il mondo fosse estraneo. O perché si è svegliata una mattina e pensando ai propri ruoli si è detta “io non sono nessuna di questi!”. O che guardando la propria mano per un attimo ha sentito che non le apparteneva e si è presa paura. Tutti questi sono segni normali dello scollamento dell’ego.

Cosa muove cosa?

La tua psiche sta impazzendo o sta barcollando sotto la spinta del Risveglio a chi sei? La tua insoddisfazione e frustrazione se non depressione e ansia sono ferite da trattare o forse anche o soprattutto sete di Vita, di chi sei davvero? Allora è un buon grido solo perché così vai ad aggiustare qualcosa, o perché finalmente emergerà chi sei? E se serve solo guarire, com’è che resti frustrato, e allora cerchi un lavoro migliore, e allora coltivi le tue passioni, eppure non sei ancora libero?

Cosa muove cosa?

Abbiamo la responsabilità, il dovere e anche il piacere, la tenerezza amorevole - noi che abbiamo visto e anche voi professionisti mentali - di riconoscere dietro a tanti occhi persi, sofferenti, imploranti, cosa muove cosa, l’anima che si sbraccia, in quei disadattati esseri che hanno la fortuna di una maschera sociale che non regge più. O che non ha mai retto. La fortuna di un’intolleranza all’esistere perché il Vivere li chiama. La fortuna di non poter più stare nell’illusione di essere solo un corpo e una storia inventata dalla mente. Dobbiamo riconoscere la radice luminosa della Grande Diversità.

Forse tutta quell’insufficienza di intervento, è in verità la loro stessa risorsa: un punto di domanda, girato, è un amo.


Osho dice a chi intraprende il cammino spirituale: “Diventerete disadattati. Il silenzio verrà, ma non come riadattamento, verrà come fioritura interiore, in reale armonia con l’universo.”

In ogni Risveglio Spirituale si rompe la crosta dell’io strutturato e composto con zelo per anni. Non ricomponete quello di chi è già rotto. Portate queste anime con gentilezza nel vuoto che sono, e che quel vuoto tenga in palmo i pezzi, uno a uno, senza ricomporli. Così che possano volare via del tutto, nel tutto, quando è tempo.


Ognuno crede di essere la propria narrazione buia mentre è la luce in cui accade

Non avere paura di perderti: chi credi di essere non è mai esistito