Pace e il miracolo dei nulla

Aggiornamento: 16 gen

Stesa sul letto, un pomeriggio di fine luglio: è una pace pazzesca, anche se sono stanca e ho molta pressione al settimo chakra. Riesco a essere coscienza “senza mente”, e la pace è diversa da quella “umana”, è appagante, come il bimbo al seno, come la simbiosi coi bebè.

Mi sento risorta. Ho sentito anche che se non avessi un corpo sarei comunque chi sono. Il corpo era così rilassato e stanco da non sentirlo, e io ero nel cuore ovunque.

E questo che chiamo “io” sarebbe identico, anche senza corpo.

Ma non sono sradicata affatto: quando la mia coach ribadiva la necessità di radicamento non capiva che ciò che sradica è non essere il Sé, era il dolore, e l’anelito, crisi mentale o ascesi, sempre il movimento di cuore e resistenza.

Il Sé non richiede radicamento alcuno. Come tutto, il problema non si pone nemmeno.

Quando si pone il problema, non gestire il problema: torna dove non è tale.


Non smetto di stupirmi, per il miracolo del piccolo e del grande, di nullità che diventano accese come miracoli. Dal nulla, di nulla. Un momento, fare due passi, guardare un palazzo, un insetto, il cielo, una foto, carezzare un figlio, riposare, non fare nulla, lavare i piatti, essere viva, esistere.

Quando non c’è il bisogno, ogni gesto o non gesto è libero. Quando non c’è il pensiero ogni attimo è eterno.

In questa pace il Silenzio è Totale. Deep ocean.

Nuotare in questa pace è diventata la mia occupazione.