Perdere le tracce

Perdete le tracce di voi.

Lasciatevi inghiottire dal silenzio.



Allenate l'amnesia, il non bisogno di riferimenti.
Ogni volta che "sapete", restate in ciò che conoscete. Ogni volta che cercate, fate proiezioni.

Tutto questo pertiene al campo dell'io, alla paura.


Una crisi, l'innamoramento, un bambino, un artista, cos'hanno in comune con la meditazione o con una vacanza?


L'evasione. Perdere le tracce.


Ma l'evasione è chi siete e ciò che siete sempre stati, perché è lasciare la mente.


Oltre la mente e ogni aggiustamento, possesso, riferimento, si arriva a un margine vuoto.

Non tornate indietro.


Siate ancora più morbidi. E audaci.


Quello spazio vuoto è come la mente chiama la propria, scoperta, "insufficienza".


A un certo punto nemmeno leggere, istruirvi sulla spiritualità, fare corsi, acquisire competenze, desta in voi più alcun interesse.


Non tornate indietro.

Perdete tutto. Fermi nel corpo, lasciatevi derubare di tutto, anche dell'idea di appartenervi.


Leggeri, senza più laccio alcuno, state.


Il suolo che vi è mancato sotto i piedi è diventato anima.


La sua bussola è tutto ciò che vi serve.


Reggete il vuoto.

Il vuoto privo di ogni sentire, piacere, desiderio, riferimento, è un potente purificatore che insegna ciò che resta quando tutto è perso. Questo è "vedere", è conoscere oltre la mente e i sensi.

Quando il vuoto appare denso, siamo nei vapori della paura. Allora dite "non è la via", e tornate a fare. A conoscere. A imporvi su una purezza che chiede solo la vostra più intima resa.



Reggete il guado.

Perché ciò che è al di là è oltre la materia e ogni illusione di paura. È l'invincibilità cui non importa nemmeno di vincere. Il potere che non è somma di poteri.

Namasté.


Be naked, surrender all.

Maddalena