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Senza riserve

Sei qualcosa che ti vive, senza di te


A un livello più profondo del post precedente, in quelle che sono fluttuazioni di coscienza, si sperimenta l’appartenenza all’Amore.


In ognuna di queste esperienze mi appare sempre più chiaro che si tratta ogni volta di non opporre resistenza. E di non possedere. Né l’ombra né la luce mi appartengono. Né io mi appartengo.



Non ho possesso, faccio del mio meglio ma non sono legata. Karma yoga e bhakti yoga non sono modi per annichilire l'ego o conquistare dio: sono modi per perdere attaccamento e avere pace, libertà dal risultato. Non è una scusa: impari a restare nella priorità dell'amore, del divino, della safety inattaccati. Non sei il doer.


La via del direct path non è la via del migliorarsi: è la via del lasciarsi disfare. Non potete sceglierla: sarà la via a scegliere voi


Tutto ciò che volete perfezionare è ciò che dovrete lasciare. Ciò che volete perfezionare non vi appartiene: è ciò che vi mantiene nel soggetto, ma il soggetto è sempre separato. Dobbiamo allora non migliorare?

Esistono tre livelli: nel primo ci sentiamo vittime, nel secondo ci sentiamo responsabili. Nel terzo ogni pretesa è abbandonata.

Ci si avvede che vittima e responsabile sono due facce della stessa medaglia, ma è l’intera medaglia che viene abbandonata. Ogni possesso cessa. Il possesso residuo viene riconosciuto come mera resistenza: si rende anche quella, si smette di trattenere. Non si è più il doer. Cessa la responsabilità perché cessa chi la deteneva. Nessuna responsabilità può esistere: il livello di responsabilità percepita è tanto maggiore quanto più sei identificato nle corpo-mente e inconsapevole, ossia quanto più sei nella separazione. Prima essa è la scusa dell’ego per dominare, poi ci si accorge che un potere più grande di noi dispone di noi e ci si arrende ad esso. Infine smette anche la pretesa di ospitare tale potere o di poterlo dirigere.

Agiamo, ma non c’è nessuno che agisce. L’unica volontà è la resa a questa evidenza.

Quello che rimane, però, non è una realtà fatta di accadimenti in cui è persa l’autocoscienza, ma un amore in cui il senso di io non è rintracciabile.


Non devo diventare niente, ma rinunciare a me. Senza timori

La rinuncia non si può fare se si rimane chi rinuncia. Al pari di qualsiasi azione che tenga nel doer: il doer è sempre ego. La devozione, come la gratitudine, l’ascolto di musica sacra, deve essere devozione, non devoto.

Nel momento in cui c’è un devoto ti stai ancora tenendo separato da ciò che ti sostanzia e dalla fonte, quale che sia il livello che abiti. Ogni volta che resti il doer sei il possessore e il responsabile, non sei ancora disposto a lasciare la distinzione tra te e la fonte, stai ancora tenendo qualcosa. Se ascolti musica sacra non sei chi ascolta musica sacra: sei la gioia di quella musica, sei la musica, e non sei niente.


La resa è possibile, quando i tempi sono maturi, e sfocia in una nuova dimensione, più libera della precedente. Salviamo sempre meno della nostra identità e del bisogno di essa.

La via del direct è questa rinuncia, lasciarsi sfondare, morbida, anziché diventare: non c'è nessuno che "diventa".


Solo rinunciando a tutto, sei libera. Non esistono conseguenze. Non c'è più separazione.


Be naked. Let go. And then also let go of the one who let go.

Maddalena


Nota: questo è ciò che matura attraverso di "me". Nulla è creato, teorizzato, studiato o appreso altrove. Ciò che scrivo è esattamente ciò che è e non può essere altro da ciò che è, in questo momento.


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