Il Silenzio non si "fa"



Come fare silenzio, se il silenzio, pure quello, è diventato personale perché il silenzio non è più stato ascoltato ma riempito di fare e pratiche? Usare costantemente la testa per dire japa, per fare esercizi di respirazione, per cercare di vedere il divino ovunque, significa non saper più stare senza fare, senza cercare, senza mettere qualcosa. Significa perdere il Silenzio. Il silenzio allora diventa una semplice pausa tra azioni, per quanto spirituali, tra due attività, spesso perfino condotte insieme. Il silenzio smette la sua naturale capacità di presenza.

Diventa morto, perché abbiamo smesso di ascoltarlo. Diventa qualcosa di cui fare qualcosa.

Per toccare il mistero ci siamo tolti dal mistero.

Il silenzio che era pregno di divino adesso è muto, mentre abbiamo costruito, con pratiche e formule rituali, un dio formale, una dottrina, un dio separato, confezionato, emozionale, mentale. Un dio pagano. Il silenzio era, in un colpo solo, smettere la mente e percepire dio. Era il divino, al posto dell’io. Era contemplazione. Incanto. Devozione senza parola.

La pratica è la mente che immagina dio. Il silenzio è Dio che immagina noi. La vera pratica è dunque il Silenzio.

Be naked, return to Silence.

Maddalena