Il vero desiderio e l'unica paura reale

Dovete lasciare ogni responsabilità perché questo vi fa cadere nell’innocuità. E l’innocuità è l’inizio dell’amore. L’azione deve nascere sapendola "non necessaria": questo è l’amore incondizionato in cui siamo immersi



Esistono (apparentemente) due tipi di potere: il potere personale e il potere divino.

Il potere personale è quello che grazie alla volontà agiamo per migliorarci, sanare ferite, evolvere, volerci bene.

Il potere divino è la sorgente di tutto questo, è la causa prima del nostro esistere.


Tutto quello che facciamo parte da un enorme equivoco: crederci capaci di amare incondizionatamente, cioè di "agire" un amore incondizionato.

Ogni tentativo che parta dall’identificazione mai questionata con la mente, con la convinzione di essere il pensiero che abbiamo di noi, non può che partire dall’illusione di essere incondizionato, mentre è sempre condizionato dalla paura. Altri aspetti di questo equivoco sono propri della stessa illusione: credere che questo o quel sogno, desiderio, obiettivo, progetto, miglioramento, siano il vero desiderio. E credere che l’amore vada raggiunto e agito.


Quando lavoriamo così appassionatamente a ciò che chiamiamo “me stesso”, senz’altro sciogliamo alcune resistenze, ferite, densità, e ci apriamo. Eppure, per ciò che è la natura del potere personale, ogni cosa su cui investiamo diventa “nostra”. Se costruisci una casa, la senti tua. Se fai un figlio, lo senti tuo. Se lavori su te stessa, ti senti tua.

L’amore mentale è per sua natura duale e possessivo. E parte sempre dal bisogno.

Se sei abbastanza fortunata, a un certo punto ti accorgerai che non basta mai.


Il motivo è che il vero desiderio non è essere migliore. Non è amarti. Non è essere te. Il vero desiderio è accettare l’amore che ti vive. Che non è agito, non è posseduto, non è “tuo”.

Il miglior uso che si possa fare del potere personale non è progettare, migliorare, amarsi, le quali cose restano in un campo limitato, fuori dal quale sta la fede in un dio chissà dove.

Il miglior uso che si possa fare del potere personale è non chiedere nulla a “noi stessi”.

Quando rinunciamo a qualsiasi pretesa, progetto, evoluzione, ricerca, tentativo, responsabilità, sforzo e potere, e ci permettiamo l’assoluta perfezione immobile in ciò che chiamiamo “io” ci stiamo dando la possibilità di aprirci all’amore reale. Ci accorgiamo che fino ad ora tutto ciò che abbiamo chiesto a noi stessi, l’ha chiesto la nostra mente, il nostro dolore, la nostra insoddisfazione, la nostra esigenza mentale.

Il miglior uso del potere personale è accettare l’evidenza che nulla ci è chiesto ai fini dell’amore. La totale innocuità benevola e incondizionata del dio che ti sostanzia.

Dio non sta chiedendo nulla, nulla di ciò che fai può guadagnarti l’amore incondizionato, perché è già ciò che è, è già ciò che sei.


Allora, in questo rilassamento, la rinuncia al potere personale sempre volto a cambiare, accettare, correggere, raggiungere, si apre come una botola e cadi di sotto: in un silenzio che è quell’amore che cercavi di produrre. E che è il vero desiderio ultimo che non sapevi ammettere: essere amato esattamente così. Non perché altrimenti stai male, non perché altrimenti non sei in pace, non perché ti hanno detto che devi volerti bene: tutte queste sono ancora paure. Ma semplicemente perché essere amato incondizionatamente è inevitabile ed è ciò di cui sei fatto.


È il silenzio cui accedere quando smetti il rumore di chiedere. È il grembo che rincorri da una vita. È la madre che non ti è mai bastata. È la nostalgia del bambino interiore.

Cadendo in questa resa, accettando che nulla può portarti all’amore che già sei e da cui sei stato partorito come una stella dall’universo, permetti l’accesso a un potere ben più vasto, che però non ti appartiene. Cadi nel cosmo stesso che ti ha generato.


Comprendi che ogni azione che hai compiuto era infine l’affanno di resistere al consegnarti completamente a qualcosa che però è chi sei.


In questo mare il concetto stringente di “io sono questo, io so, io cambio, le mie emozioni, la mia storia, i miei desideri, i miei scopi, i miei sogni, la mia generosità, i miei talenti, il mio tempo, il mio corpo, la mia vita” si perdono.


Eppure la scelta è solo questa: tutto ciò che possiedi, tutto ciò che comincia per “io, me, mio” ti tiene nel piccolo potere personale, nella ricerca di mille risposte che hanno il solo scopo di trattenere il possesso mentre cerchi di produrre l’amore che sei.

Stiamo continuamente rimandando l’accettazione dell’amore reale perché a quel punto l’io che cerca, fa, disfa, smetterebbe di essere necessario. Ecco la grande paura.

È in realtà tanto semplice: chi crediamo di essere è pura ombra. Se ci arrendiamo alla luce, realmente, scompariamo.


Be naked, surrender to Love.

Maddalena